venerdì 26 gennaio 2007

Al Corley

Sonunmiusicdipendenteanni80 "no poso farghe niente" gli anni ottanta sono indimenticabili "basta vardar sto video" MONDIALE !!!



Parlimo un po' di questo viso angelico dell’epoca 80', era Al Corley.
Unico brano della sua carriera musicale fu “Square Rooms”, comunque entrato nella leggenda.
Il passaggio dalle passerelle di moda alla musica o al cinema era molto più frequente in quegli anni.
Al Corley nasce come buttadentro della discoteca newyorkese “Studio 54”( tanto leggendaria che qualche tempo fa se ne è celebrato il ricordo con un film).
Lui bellissimo aveva conoscenze nel mondo dello spettacolo e rapido fu il salto su un set televisivo famosissimo. Una serie televisiva che vedeva il contrasto tra la perfida Alexis e la famiglia Carringhton (chi si ricorda la serie?). Al Corley fu il primo ad interpretare un personaggio triste poi sfortunato marito di Heather Locklear (nella serie rispettivamente Steven e Sammy Jo).
La sua vita era nella musica e, approfittando della facile celebrità ottenuta, lanciò questo singolo che è sempre rimasto tra i miei preferiti.
Oggi si dedica al cinema come produttore.

giovedì 25 gennaio 2007

Tears For Fears





Sono un gruppo musicale New Wave britannico di notevole successo formato nei primi anni Ottanta dal chitarrista Roland Orzabal e dal bassista Curt Smith, che venne fuori in seguito allo scioglimento della loro primissima band, i Graduate influenzati dal mod. Essi furono inizialmente associati ai movimenti New Wave e New Romantic ma presto irruppero nel mainstream delle grandi hit parade internazionali. Il nome del duo deriva dal trattamento scoperto da Arthur Janov. Nel corso della cosiddetta Prima Terapia, il paziente riprova le primissime sensazioni dell'età perinatale; donde il nome "Tears for Fears" (lacrime di paura).

Dopo la reunion dei Duran Duran anche i Tears for Fears altro gruppo famoso degli anni ottanta si è recentemente ricostituito. Curt Smith (voce e basso) e Roland Orzabal (voce e chitarra) iniziarono la loro ascesa al successo nel 1983 con l’Lp “The Hurting”. Proponendo un pop sofisticato piazzarono alcuni singoli che fecero il giro delle radio internazionali, in particolare “Change”, dal ritornello orecchiabile e ballata in tutte le discoteche.

“The Hurting” conteneva altri brani interessanti: la coinvolgente “Pale Shelter” e l’ipnotica “Mad World”. Sulla scia del Neo-Romanticismo e della New Wave i Tears For Fears trovarono terreno fertile per le loro ballate, ispirate per loro stessa ammissione alla musica del Beatles. Il successivo “Songs From The Big Chair” del 1985 consacrò il duo come uno dei migliori gruppi pop del decennio. “Shout” e “Everybody Wants To Rule The World” balzarono in vetta alle classifiche, così come i relativi video ripetuti di continuo dalle neonate emittenti televisive musicali.

Ma l’enorme successo incrinò i rapporti fra i due fondatori del gruppo, in particolare Curt Smith iniziò a lamentarsi del poco spazio musicale che gli veniva concesso dal suo socio. Nel 1989 uscì il sofferto “Seeds Of Love”, i problemi fra i due s’inasprirono a scapito del nuovo Lp che faticò a convincere la critica. Una timida virata verso la musica soul non aiutò, e le canzoni risentirono in maniera indelebile dei dissapori fra i due musicisti. “Sowing The Seeds Of Love” fu il singolo tratto per pubblicizzare il disco, che a parte l’impegno politico del testo è troppo simile a “Penny Lane”, più interessante la melodica “Advice For The Young At Heart”. Gli altri brani, con l’esclusione di "Woman In Chains”, sono da dimenticare, persi fra suoni e ritmi destinati in particolare al mercato americano. Al termine delle registrazioni Curth Smith lasciò il gruppo.

Roland Orzabal prese quindi le redini dei Tears For Fears attraverso gli anni novanta, con risultati discontinui e qualche singolo da classifica. Poi il vuoto ed il silenzio stampa… quando l’anno scorso i due s’incontrarono per caso in un bar di Bath, e nacque l’idea di fare qualcosa insieme. Le dichiarazioni di Orzabal fecero capire che fra i due era tornata l’intesa e l’armonia. Nel progetto musicale che ne scaturì sono immancabili i riferimenti ai Beatles, una vera ossessione, e l’ingiustificata arroganza di ritenersi i loro eredi spirituali. Lo stesso Orzabal ha ammesso che il suo periodo di protesta in stile Lennon è finito con “Seed Of Love”, a favore di un nuovo filone più spensierato, come fece McCartney negli anni settanta con la formazione degli Wings.

Alla fine del 2004 esce finalmente “Everybody Loves A Happy Ending” il disco del rilancio definitivo dei Tears For Fears. Il CD è piacevole, dodici canzoni pop che inseguono ad ogni costo il ritornello finale nel fade di chiusura. Orzabal ha mantenuto la promessa, le melodie sono fin troppo orecchiabili, come l’ammaliante “Closest Thing To Haeven” e “Lady Bird”, le allusioni ai Beatles sono così evidenti da lasciare interdetti ed in parte irritati.

L’anno scorso gli originali Duran Duran hanno pubblicato “Astronaut”, il singolo “Sunrise” è diventato il tormentone di una famosa industria telefonica, ma per il resto nulla di nuovo. Come possiamo pretendere qualcosa d’innovativo da questi musicisti che hanno vissuto un’epoca d’oro che sicuramente non tornerà più?

Fra il vuoto musicale che questo inizio millennio ci riserva anche il disco dei Tears For Fears può farci sognare, basta spegnere le luci, abbandonarsi ai ricordi sapendo che domani avremo già dimenticato tutto.



Discografia:

The Hurting (1983)

Songs From The Big Chair (1985)

The Seeds Of Love (1989)

Tears for Fears - Tears Roll Down: Greatest Hits 82-92 (1992)

Elemental (1993)

Raoul And The Kings Of Spain (1995)

Saturnine Martial And Lunatic (1996)

Shout: The Very Best of Tears for Fears (2001)

Everybody Loves A Happy Ending (2004)


Sito ufficiale

lunedì 22 gennaio 2007

Sovignacco - Sovinjak



Nell’Istria interna ci sono dei luoghi che ricordano gli Appennini dell’Italia centrale. La zona di Sovignacco e’ uno di questi: poco conosciuta, fuori dalle correnti di traffico, anzi bisogna andarci appositamente. Scendendo da Pinguente verso il mare, superato il bivio per Milino Grande si trova alla sinistra una stradina asfaltata che supera con un ponticello il fiume Quieto e inizia a salire per circa 2 km lungo le pendici calcaree, ma coperte di boschi, del colle di Sovignacco. Nelle vicinanze, sotto il “Sasso di Sincino” oggi “grotta del Cucco” iniziava un tempo la foresta di Montona o S.Marco.
Qui nel 1500 esisteva una miniera intitolata S.Pietro, dalla quale si ricavava il vetriolo ed anche Sali di allume e pirite. Ancora oggi nella boscaglia si possono notare cumuli di detriti prodotti nel tempo da tale attività. Le miniera, nella quale operavano numerosi minatori tedeschi, fu abbandonata nel 1583. Al principio del 1600 il doge di Venezia concesse l’autorizzazione allo sfruttamento al veneziano Giovanni Battista Cavaino che l’usò fino alla sua morte. Appena nel1786 l’attività riprese per volontà del veneto Pietro Turrini e quindi passò alla ditta Escher di Trieste. Il centinaio di persone occupate proveniva dai paesi vicini; ciò portò un certo benessere a tutto il territorio.Dopo un ulteriore utilizzo delle scorie negli anni ’30 del nostro secolo, l’attività fu abbandonata del tutto.
La strada si inerpica sul colle, con tornanti e brevi rettilinei, fra una folta boscaglia che lascia pochi spazi all’osservazione del fondo valle; appena al primo bivio a destra, che conduce a Benesi, il panorama si apre e andando verso questo paesetto contadino si può ammirare dall’alto l’orrida bellezza dei precipizi calcarei chiamati “vena” (roccia) dagli antichi Istri. Questi precipitano a valle e formano la gola del Quieto fra le Porte di Ferro e S.Stefano. ora per andare a Benesi c’è una stradina asfaltata di recente che corre fra campi e vigneti; lungo questa strada si ammira sulla destra l’altipiano di Milino che si trova sull’altra sponda del quieto ed alla medesima quota. Benesi è una frazione agricola di poche case in nudo calcare: l’importante panorama spazia dal monte Cella al colle di Sovignacco e si spinge oltre la valle di Pinguente fino al ciglione carsico, sopra Sterpeto. Da Benesi la stradina continua verso ovest in leggera discesa fino al paese di Bazzana dove finisce. Qusto piccolo paese, come Benesi, si trova su un altipiano mosso e tutto coltivato. E’ ancora terreno calcareo e nei punti più aspri vi cresce la quercia. Da Bazzana si apre il panorama sopra la valle del torrente Sirotich che scarica le sue acque nel Quieto presso S.Stefano. Entrambi i villaggi, con le vicine case coloniche di Màieri e di Tucchi, sono immersi in un territorio nel quale sembra che il tempo si sia fermato; gli stessi villaggi sono integri nella pace e nella tranquillità, senza rumori estranei alla natura che li circonda.
Proseguendo nella salita verso Sovignacco, un’altra stradina asfaltata da poco, porta sulla sinistra alle case di Germania, così chiamata forse dagli operai tedeschi che lavoravano nella miniera sottostante. Si arriva poi ad un capitello, a destra del quale una stradina porta al paese di Sirotici situato fra le pendici dove nasce l’omonimo torrente. Dal bivio dove si trova il capitello, si notano le balze, un tempo coltivate, che degradano dalla cima del promontorio su cui è posto Sovignacco a 291m di quota. In cima alla salita inizia il paese e ci si trova subito di fronte alla chiesa parrocchiale di S.Giorgio. il sagrato della chiesa, protetto dal sole dalla chioma di cinque ippocastani, è un belvedere dal quale la vista supera i colli di Milino e di Stridone per seguire le sempre più lontane ondulazioni della valle delBrazzana.
La chiesa romanica, volta ad occidente, si trova sulla strada ed il campanile è attaccato alla facciata ed ai lati forma due portichetti coperti e sorretti da 4 colonne in pietracon capitelli semplici. E’ un edificio di media grandezza, la cui facciata è dipinta in giallo ocra, con due cuspidi ai lati del tetto mentre il campanile che fa parte integrante della facciata mostra le biforesorrette da pilastri in calcare e, sopra, una cuspide veneta è posta su una torre ottagonale. Vicino al campanile, nel XVII secolo fu rinvenuto un sepolcro con spade e pugnali dorati. Fu costruita nel 1577 e l’iscrizione glagolitica che riporta questi dati è stata murata sopra l’entratadel campanile nel 1966. Fu curia sotto la parocchia di Pinguente e la diocesi di Trieste, divenne parrocchia indipendente nel 1645. Nei secoli precedenti appartenne alla diocesi di Pedena. I suio parroci avevano in cura spirituale oltre gli abitanti di Sovignacco anche quelli di Vetta, di Berda e di Segnacco. Sull’altro lato della chiesa, opposto al belvedere, crescono due enormi lodogni, il più grande dei quali è conosciuto come l’albero del consiglio; evidentemente all’ombra di tali piante e sui sedili in pietra che ancora oggi esistono, si svolgevano un tempo le riunioni dello zuppano del villaggio e dei suio consiglieri. Di fronte ai lodogni c’è l’osteria del paese.
Davanti alla chiesa, incima al promontorio ed in posizione preminente, si trova il cimitero con alti cipressi ed è chiamato castel in ricordo dell’antica fortificazione che qui si trovava. Le case di Sovignacco si sviluppano verso la cima del promontorio e sono tutte in calcare, qualcuna intonacata, qualcuna abbandonata dopo la guerra. Dopo la chiesa il terreno scende attraverso un grande spazio racchiuso da basse casette e all’uscita del villaggio si trova l’antica chiesa di S.Rocco, protettore della peste. E’ di costruzione precedente al 1580 poiché in tale data fu vista dal Valier, visitatore apostolico. E’ una piccola chiesetta campestre come ce ne sono tante in Istria, costruita sulla roccia calcarea affiorante, con il bel porticato in pietra calcarea sostenuto da dieci colonnine bombate e comprese di base e capitello.
Sovignacco è un posto particolare nel quale si incontrano i tre elementi che caratterizzano il territorio istriano e cioè il calcare, l’arenaria e la terra rossa. Sulla cima del colle di Sovignacco, il cui nome celtico era Sovinak, in epoca preistorica sorgeva un castelliere dei Subocrini. Ciò è documentato dal ritrovamento di fittili, ornamenti in bronzo e schegge d’osso lavorato. Posto di fronte al Bazzana, in posizione da poter controllare tutta la valle dal torrente Sirotich verso il quieto, venne usato dai Romani che vi eressero una loro postazione. Nulla si conosce dei tempi bui dell’alto medioevo. Venne in possesso del malgravio o marchese d’Istria Ulrico I od Odorico della casa sveva Weimar-Orlamunde nel 1064 per donazione del re Enrico IV.
Questi probabilmente, fece erigere il castello di Sovignacco di cui rimanevano solo rovine già nel secolo scorso. Sul luogo è ubicato il cimitero che ha conservato il nome del castello. Tutto il paese era cinto da mura con due accessi; oggi si possono individuare i resti di queste muraglie protettive nei muri che sostengono il terrapieno del camposanto.
Il figlio del marchese d’Istria Ulrico II , nel 1102 donò tutti i suoi beni istriani, compreso il castello di Sovignacco, alla chiesa d’Aquileia , i cui patriarchi incaricarono un loro gastaldo al governo del territorio; la gastaldia durò fino alla fine del XII secolo. Fu poi dato in feudo a qualche nobile tedesco che assunse il nome così com’era consuetudine a quel tempo.
Del territorio, non grande, della signoria di Sovignacco faceva parte anche Vetta. La prima notizia storica del castello risale al 1277: in un documento del vescovado di Parendo, sta scritto che tale Ottone, signore di Sovignacco, parente dei conti di Gorizia, fu infeudato dal vescovo parentino del castello di Digrignano sul monte Formento, presso Visinada. Nello stesso anno ad Ottone era stato concesso in gastaldia il feudo di Sovignacco dai conti di Gorizia ai quali era stato affidato nel secolo XII dai vescovi aquileiesi. Dopo la sua morte, avvenuta nel1324, il feudo di Sovignacco passo prima ad Erardo di Eberstein, fratello di Federico Eberstein signore di Passo, che aveva sposato Inrighina o Enrichina figlia di Ottone e poi, morto Erardo nel 1341 finì in possesso a Mainardo di Rasch, carinziano, probabile signore di Rachiz o Raccize, che sposò la vedova Inrighina in seconde nozze.
Mainardo, vassallo del conte Alberto IV, conservò il feudo fino alla sua morte, avvenuta sembra nel 1367. Oltre che di Sovignacco, fu signore di Vetta , Semi, Cherbune e Moncalvo. Vendette il castello di Sovignacco ai Schomberg, prima della sua morte. I ministeriali dei conti goriziani, infeudati dai patriarchi d’Aquileia, con la decadenza dell’autorità politica aquileiese, mantennero il ruolo di vassalli dei conti ed esercitarono, in queste piccole signorie private particolari, i loro pieni diritti di sovranità , trascurando gli obblighi verso i patriarchi. Il castello baronale, verso la metà del XIV secolo, fu incorporato nella contea di Pisino ma con un proprio erbario e con amministrazione separata, pur sottoposta ad un governatore chiamato Pfleger; mantenne sempre l’inviolabilità dei propi privilegi e delle consuetudini siglate per iscritto dai conti di Pisino.
Dopo Mainardo di Rasch risulta feudatario il nobile Givanni di Sansenberch o Sanserberg, che cedette alla camera di S.Giorgio di Portole, nel 1375, il molino di Comargnach nella valle di Montona ed il cui stemma di famiglia si trova murato nell’abside del duomo do Pisino. Nel 1374 la Contea, e di conseguenza Sovignacco, passò all’Austria sotto la vigilanza di Ugone VI di Duino e poi dei Walsee, eredi dei Duinati. Sovignacco fu occupata per la prima volta dai Veneziani nel 1421 allorchè questi sottomisero i territori patriarchini. Si ritirarono subito dopo senza aver daneggiato il borgo e le campagne. Sovignacco, nel 1423, risulta essere feudo di Cristoforo Ruespacher, funzionario di corte degli Asburgo. Il castello fu espugnato nel 1463 dalle soldataglie croate guidate da Giovanni Frangipane, conte di Veglia, scese in Istria durante la guerra con l’imperatore Federico III. Il Frangipane devastò Sovignacco e degli abitanti del castello, densamente popolato, rimasero in vita solo 13 persone di cui 2 vedove. Da allora il castello cadde completamente in rovina . Sovignacco compare nell’urbario di Pisino nel 1498 con il nome tedesco di Sovinackh: allora contava 11 famiglie mentre 10 anni dopo erano aumentate a 18. Oggi per numero di abitanti, la situazione non è mutata.
Durante il dominio patriarchino ed ed anche sotto la Contea, i castellani riscuotevano regolarmente le decime, era perciò loro interesse primario sostituire, con coloni transalpini, gli abitanti che venivano a mancare a cause di guerre, pestilenze, carestie e altro. Così le campagne di Sovignacco, furono abitate da famiglie slave trasferitesi dalla Carniola. Fra la popolazione del borgo veniva eletto uno zuppano che amministrava la giustizia nelle istanze minori e riscuoteva le tasse. Lo zuppano di Sovignacco poteva investire nei terreni della comunità le rendite derivate dalle decime. Sovignacco, oltre le decime in granaglie, vino e agnelli, doveva pagare un’imposta fissa supplementare chiamata “desmo” (deriva dal decimo); durante le battute di caccia ,alle quali partecipavano i castellani ed i loro ospiti, il castello doveva dare due uomini per ogni casa. Gli abitanti di Sovignacco però ebbero la soddisfazione di vedere i villici di Vetta spazzare, ogni primo d’agosto, come atto di sottomissione, la piazza e la strada principale del paese da una porta d’acesso all’altra.
Sovignacco fu occupata dai Veneziani nel 1508. Evacuarono il sito l’anno seguente per occuparlo nuovamente nel 1511, comandati dal capodistriano Damiano Tarsia. Il castello fu annesso ufficialmente alla repubblica veneta con la pace di Worms del 1523 e col successivo arbitrato di Trento del 1535. Il suo castello fu fortificato e fece parte da allora, con quelli di Draguccio, Rozzo, Colmo e Vetta, sotto il comando di Pinguente, della linea difensiva veneziana lungo i confini della contea Austriaca di Pisino. Il feudo venne poi assegnato aai Boiani.
Durante la guerra degli Uscocchi, nel 1616, gli Austriaci coadiuvati da bande di irregolari Croati ed Uscocchi comandati rispettivamente dai capitani Jancovich e Vivo, tentarono di conquistare Sovignacco e, per far uscire i difensori dal castello incendiarono i casali circostanti ma furono respinti durante l’attacco finale. Anche durante il governo di Venezia sul territorio, ormai deserto, furono insiedati nuclei famigliari di profughi balcanici provenienti dalle zone sottomesse al potere turco. Tra gli atti conservati ancora oggi, si trovano quelli scritti in caratteri glagolitici dal parroco di Sovignacco, Vido Bolinovich, che ricoprì il ruolo di notaio dal 1589 al 1617. I primi passaggi di proprietà risalgono al 1511, vale dire dopo la conquista veneta, poiché sotto la contea pisinese i contadini, servi della gleba, non potevano disporre di terre. Sovignacco fu veneta per quasi 300 anni, fino alla fine della repubblica nel 1797, poi fu austriaca fino al 1918. Dopo la fine della prima guerra mondiale, Sovignacco e tutta l’Istria venne a far parte del territorio italiano quale regione della “Venezia Giulia” con Trieste capoluogo regionale delle provincie di Gorizia, Fiume e Pola. Nel 1943 la regione subì l’occupazione delle forze armate tedesche, nel 1945 fu occupata dalle forze armate partigiane jugoslave. Coniltrattato di pace di Parigi 1947 l’istria fu spartita fra la jugoslavia e il territorio libero di Trieste. Attualmente dopo la gurrra civile jugoslava Sovignacco fa parte della repubblica Croata 1993.
Alla fine del villaggio di sovignacco si trova un bivio che a destra porta a Berda, a sinistra a S.Donato. Apoco più di 1 km si trova la frazione di Polie di Sovignacco, riparata da un poggio boscoso; la conca di polie e tutta olivi e vigneti ed il villaggetto, sulla sinistra verso nord, mostra le case raggruppate con tutt’attorno grandi abeti e cipressi.

Sovignacco tico taco

chi xe sora xe macaco

chi va fora

va in malora !!

Libri

Foto Sovignacco



mercoledì 17 gennaio 2007

I cambiamenti climatici



A leggere questo libro sembra proprio che qualcuno ci stia prendendo in giro.

Non è previsto nessun cataclisma, nessuna fine del mondo all'orizzonte. Tutte bugie degli ambientalisti.

"I ne ciol pel fioco? Siii... come sempre!!"

Il libro di Riccardo Calcioli e Antonio Gaspari apre un nuovo capitolo dell'inchiesta sulle grida d'allarme lanciate dagli ambientalisti che seminano il panico annunciando catastrofi imminenti al solo scopo di raccogliere fondi per operazioni improbabili.

Dopo un inverno "che no riva", tutti a parlare del cambiamento climatico in atto, imputato principale l'inquinamento causato dall'uomo. Questo libro va decisamente contro corrente.

"E niente a... bisogna scoltar anca sta campana no?

Intanto per Trieste no se circola in auto xe no te ga una euro 4 !! Una volta podevimo circolar con l'euro 1, i ne diseva che no inquina, adesso no se pol!!
Ma porc $£%&/"£$%... ma cossa cambieremo macchina ogni 5 minuti per starghe drio a sti qua ??
Xe poco cossa far fermemo tutti e basta!
Niente, niente, tutto sotto controllo, come sempre a ciò.
Vado a bever un spritz in centro città con l'auto.
I ne ga carigà per sti do mesi 320 litri de agevolata!!!
Bisognerà pur consumarla!!!!
Farò el giro largo."

sabato 13 gennaio 2007

Pet Shop Boys



A volte mi capita di passare in luoghi dove ho passato momenti indimenticabili (Big Ben,Capannina,Paradiso,Euforia,Vertigo) nel periodo da teenager (anni 80) e penso alle mode e alla musica di quel periodo, paninari, metallari, punk, dark, tutto che faceva molto 80',bellissimo!
Un gruppo che all'epoca ero uno dei pochissimi a sostenere, (ai più sconosciuto) erano i Pet Shop Boys, venivo preso in giro quando mi domandavano che cantante o gruppo musicale ascoltavo.
Mi piacevano, non seguivo la moda, gli ascolto ancora adesso!!!

Ascolta la mia preferita


I Pet Shop Boys, alias Neil Tennant (1954) e Chris Lowe (1959) si incontrano nei primi anni '80 in un negozio di elettronica, scoprendo di condividere entrambi la passione per la musica elettronica iniziano a comporre musica. Neil a quel tempo lavorava come giornalista per la rivista Smash Hits, mentre Chris studiava architettura.
Approfittando del fatto che Neil doveva recarsi a New York per intervistare Sting, i PSB si incontrano con Bobby Orlando, famoso produttore, gli propongono West End Girls che egli produce, ma il brano ebbe uno scarso successo.
Alcuni di voi si chiederanno perché i due scelsero come nome "Pet Shop Boys": siccome loro avevano degli amici in comune che lavoravano in un negozio di animali, essi decisero di chiamarsi cosi, ovvero "I ragazzi del negozio di animali", mentre prima si facevano chiamare West End.

Nel 1985 i PSB strappano un contratto alla Emi, ripubblicano West End Girls che diventa un n. 1 in USA e in Europa.

Nel 1986 esce il loro primo album, Please, da cui estraggono, oltre a West End Girls, Love Comes Quickly, Opportunities Let's Make Lots Of Money, e Suburbia. Qualche mese più tardi esce il loro primo megamix, Disco, in cui troviamo la versione mix di Paninaro, canzone che i PSB dedicarono ai paninari italiani. In quel periodo infatti i PSB si trovavano a Milano per un tour promozionale, e subito rimasero colpiti dalla moda che imperversava in quegli anni nel nostro paese: Timberland, El Charro, ecc. Si munirono di telecamere e girarono il video della canzone, video interamente girato da loro.

Nel 1987 esce Actually, preceduto dal singolo It's A Sin. Con quest'album i PSB raggiunsero il culmine della loro popolarità. Nella canzone It's A Sin, Neil descrive concetto di peccato criticando i rigidi insegnamenti che ci vengono imposti dalla religione cattolica. Da quest'album vengono estratti anche What I Have Done To Deserve This? (un duetto con Dusty Springfiel, di cui Neil e Chris erano grandi ammiratori), Rent (una canzone sul consumismo dell'epoca tatcheriana) e infine Heart. Tra Rent e Heart i PSB decisero di pubblicare anche una cover di Elvis Presley, Always On My Mind. Questa cover nacque così: i PSB erano stati invitati, insieme ad altri cantanti, ad un programma musicale inglese per l'anniversario della morte di E.P. Siccome tutti gli invitati dovevano portare una canzone del mitico cantante rock, i PSB optarono per Always On My Mind. La canzone ebbe un tale successo che furono pressati per farne venire fuori un singolo, e cosi fu. Il video della canzone contiene le immagini del film dei PSB, It Couldn't Happen Here.

Nel 1988 esce un nuovo album, Introspective. Volendo, anche questo lo si potrebbe definire come un megamix, visto che le canzoni durano quasi tutte 9 minuti. Il disco è molto raffinato e ricco di campionature, molto house. I singoli estrapolati sono Domino Dancing, Left To My Own Devices, It's Alright. Con questo disco inizia il lento e inesorabile declino dei PSB e di tutta la elettro-pop-dance degli anni 80. La musica sopraddetta viene infatti sostituita con un genere orribile, la tecno (grazie ai MAARS - Pump Up The Volume).

Ma i PSB continuano a fare di testa loro e a non seguire le tendenze di mercato, cosi
nel 1990 ci regalano Behaviour, definito dai fans il loro miglior lavoro. I singoli sono: So Hard, Being Boring, How Can You Expect To Be Taken Seriously / Where The Streets Have No Name (canzone degli U2 + un vecchio pezzo degli anni '60), e infine Jealousy (un vero gioiello).

Nel 1991 viene pubblicata Discography, una raccolta delle loro hits, più 2 inediti: DJ Culture e Was It Worth It?.

Un nuovo album dei PSB esce nel 1993, e si intitola Very. Very, strano a dirlo, rilancia i PSB e vende oltre 5 milioni di copie, infatti vengono estratti ben 5 singoli: Can You Forgive Her, Go West (cover dei Village People), Liberation, Wouldn't Normally Do This Kind Of Think!, Yesterday When I Was Mad.

Nel 1994 viene pubblicato Disco2, il CD più odiato dai fans. Accade infatti che a partire da Very i PSB fanno remixare i loro singoli a DJ forse troppo tosti e martellanti per i palati dei fans, forse i PSB si affidano a loro per cercare di riconquistare le piste delle discoteche, ma il risultato è alquanto scadente.

Per farsi perdonare nel 1995 i PSB regalano ai fans Alternative, una raccolta di b-sides.

Nel 1996 esce Bilingual, album molto sperimentale e d'avanguardia, con molti pezzi che vanno sul latino americano. I singoli sono Before, Se A Vida E', Single-Discoteca, A Red Letter Day. In ogni modo l'album non vendette un granché.

Arriviamo nel 1999, dove esce NightLife, che lo si può definire come un album di calde atmosfere. Visto il calo delle vendite, i PSB pubblicano solo 3 singoli: I Don't Know What You Want But I Can't Give It Anymore, New York City Boy (molto Village People), You Only Tell Me Love Me When You Drunk. In quest'album si può trovare un duetto carino con Kylie Minogue, l'australiana tutta pepe che negli anni '80 ci faceva ballare I Should Be So Lucky.

Sempre meno interessati al principio dell'"album" in sé, i due lord guardano altrove: nel 2001 portano in scena un musical scritto con Jonathan Harvey, "Closer To Heaven", su tematiche omosessuali, accolto male dalla critica, ma con un buon successo di pubblico.

Release (2002) è il miglior album dai tempi di Behaviour, il primo vero tentativo di distacco da un electropop che ormai li riconosce come maestri, ma nel quale forse loro non si riconoscono più completamente. Il ritorno di Johnny Marr spinge l'album in una direzione acustica: mai così tante chitarre, ritmi pacati, (a volte) persino una vera sezione di basso e batteria. Il ritorno a una vena melodica brillante lo si vede nel singolo "Home And Dry" e in brani insolitamente delicati come "E-Mail", "Birthday Boy" (dai vaghi echi di Nick Drake) e "The Night I Fell In Love" (nel quale si immagina che Eminem sia gay) e "You Choose", vicina ai Simply Red.

La condizione attuale dei Pet Shop Boys è in qualche modo figlia della loro ambiguità: icone seconde solo a Bowie e a Madonna nell'arte di reinventarsi e di dividere il pubblico, diventate tali rifiutando costantemente di esserlo, ugualmente interessati e ironici verso le critiche feroci che suscitano e verso il pubblico a loro favorevole. Nel "trittico delle meraviglie" elettroniche originatosi negli anni 80, insieme a Depeche Mode e New Order, i Pet Shop Boys occupano una posizione solo apparentemente più defilata, consolidata nel tempo da un sodalizio umano molto forte, da capacità melodiche e produttive spesso superiori a quelle delle altre band del genere, oltre che da numerosissime collaborazioni (Blur, Liza Minnelli, Dusty Springfield, David Bowie, Tina Turner, Electronic, Suede, Rammstein, ma anche cineasti e registi teatrali come Neil Jordan, Derek Jarman, David Alden e Gus Van Sant), da un potenziale multimediale cresciuto nel tempo (il loro ultimo progetto è una nuova colonna sonora per il classico del cinema muto "La Corazzata Potemkin" di Eisenstein) e soprattutto da un'appartenenza al postmoderno che diventa occasione per deridere il postmoderno stesso, in una circolarità infinita e godibilissima: non a caso la loro ultima antologia, contenente due discreti inediti ("Miracles" e la sarcastica "Flamboyant") è divisa in due cd intitolati "Pop" e "Art".

Fundamental (2006), presentato come una sorta di sequel sonoro e tematico di Actually, non riesce però a riprodurne i fasti e la geniale freschezza, affidandosi invece alla macchinosa produzione dell'ormai stagionato Trevor Horn. Il suono non si allontana eccessivamente da quello di "Release" ma perde in freschezza, mentre nei testi si segnala un recuperato cinismo "classico" che però si sposa a fatica con le pigre autocitazioni musicali di "I made my excuses and left", "Twentieth century" e "Integral". Il singolo "I'm With Stupid" fa a pezzi Tony Blair al posto della Thatcher, eppure suona affannoso, quasi zavorrato da un richiamarsi ostinato al passato. "Luna Park" incede con la leggerezza di un salmodiare televisivo in stile Celentano, "Numb" (scritta da Diane Warren) si perde in piccoli tocchi elettronici del tutto inerti, "The Sodom and Gomorrah show" dopo un inizio promettente si avvolge su sé stessa e non si muove più.
L'unico episodio di rilievo è non a caso "Minimal", dove Tennant e Lowe ritrovano il giusto passo e trasformano una melodia non trascendentale in un saggio sonoro che riesce a fondere con eleganza i livelli alti e bassi dell'elettronica degli ultimi vent'anni, dai Kraftwerk alla dance italiana degli Eiffel 65. L'album è pubblicato anche in un'edizione speciale intitolata "Fundamentalism" in cui spicca "Fugitive", eccelsa collaborazione col produttore Richard X che non fa che accrescere i rimpianti per un disco poco riuscito, nonostante i plausi un po' strumentali della critica inglese.

C'è da dire che i PSB dal canto loro hanno collaborato con diversi big della canzone internazionale, nel 1989 produssero il disco di Liza Minnelli "Result", qualche anno più tardi scrissero alcune canzoni per il disco di Dusty Sprigfield (recentemente scomparsa), poi ancora remixarono Boys And Girls dei Blur; cantano Hello Space Boy con David Bowie, The Cryng Game con Boy George, ecc.
Nonostante lo loro età i PSB non dico che sono sulla cresta dell'onda ma credo li si possano definire uno dei pochi superstiti della strage degli anni '80.



Discografia Pet Shop Boys


Please (EMI, 1986)

Disco (EMI, 1986)

Actually (EMI, 1987)

Introspective (EMI, 1988)

Behaviour (EMI, 1990)

Discography (anthology, EMI, 1991)

Very (Capitol, 1993)

Disco 2 (Capitol, 1994)

Alternative (anthology, Capitol, 1995)

Bilingual (Sire, 1996)

Essential (Capitol, 1998)

Nightlife (Sire, 1999)

Closer To Heaven (2001)

Release (Parlophone, 2002)

Disco 3 (Sanctuary, 2003)

PopArt (anthology, Parlophone, 2003)

Fundamental (EMI, 2006)





Pet Shop Boys sito ufficiale



Since: 28/05/2006